di Gianluca Campanella
Oltrefood On Tour giunge alla sua ultima tappa (per ora), concludendo il suo incredibile tour alla scoperta di alcuni produttori resistenti della provincia di Parma. Per chiudere in bellezza siamo andati a trovare Michele Salsi agricoltore, a Montechiarugolo

Per raggiungere l’azienda agricola ci basterebbe affrontare il lungo rettilineo di via Traversetolo, ma decidiamo di intraprendere un percorso più lungo che ci permette di percorrere strade prive di traffico e immerse nella campagna. Ci inoltriamo così nella prima provincia a sud est della città e, scollinando delle brevi rampe, scopriamo ampi panorami con una vista straordinaria sugli Appennini.
Sono le tre di un tiepido pomeriggio di luglio e, appena poggiate le bici, Michele ci invita a condividere con lui un tagliere di formaggi di produttrici locali (caciotte, erborinati e caprini) da accompagnare con delle birre gelate perfette per il recupero post pedalata. Lui è appena tornato da un mercatino e non ha ancora pranzato.
Michele è una di quelle persone che sembra di conoscere da sempre, anche se è la prima volta che la vedi, e il pomeriggio insieme conferma la nostra impressione a prima vista: è un tipo genuino, libero, anticonformista, avventuriero e con la mente spalancata.
L’azienda agricola Boceti apre ufficialmente nel dicembre del 2018 anche se tutto è partito nel 2015 mentre studiava Scienze e Tecnologie Alimentari. “Avevo anche iniziato a lavorare in un’industria alimentare ma il richiamo della terra è stato forte”. Così, per passione, ha iniziato a coltivare un fazzoletto di terra vicino casa dei suoi genitori e, nell’arco di due anni, il gioco si è trasformato in un vero e proprio lavoro. “Mi sarebbe piaciuto molto realizzare questo sogno quando sarei stato più vecchio, però i casi della vita mi hanno portato ad anticipare i tempi”.

Ci racconta che durante le prime stagioni si è dedicato completamente all’azienda, trascorrendo lì praticamente il 90% delle sue giornate. Nonostante ciò, Michele è un agricoltore atipico, dedito al benessere della sua terra ma anche attento al suo benessere personale. “Oggi, in tutta sincerità, voglio anche godermi la vita e non voglio dipendere costantemente dalla mia terra. Dedico all’azienda il tempo necessario per compiere un buon lavoro, durante il fine settimana, però, voglio vivere le mie passioni”.
Terminate le birre decidiamo di spostarci nei terreni per cercare di conoscere qualche aneddoto in più sull’azienda e, camminando nel campo di zucche quasi pronto, ci racconta che negli anni si è dedicato anche alle semenze di alcuni ortaggi. E per non impoverire il terreno pratica la turnazione delle colture, alternando sempre le semenze da un appezzamento all’altro e, se oggi ci sono le zucche, domani qui crescerà del frumento.
Anche se i terreni non sono certificati BIO, Michele ha sposato i precetti dell’agricoltura biologica e utilizza quasi esclusivamente prodotti a basso impatto ambientale come il verde rame o il Bacillus thuringiensis, un batterio antagonista della cavolaia, un bruco che distrugge la pianta delle brassicacee. I minimi prodotti che adopera in campo, li usa con parsimonia, d’altronde non gli interessa avere delle verdure perfette, tutt’altro: “non devo mica vendere all’ingrosso”.

Qui vengono coltivati quasi tutte le verdure e gli ortaggi caratteristici della nostra alimentazione, fatto salvo per qualche eccezione, come le carote, in quanto il suolo della Pianura Padana non è adatto a tutte le colture.
Passeggiando tra un filare pomodori e melanzane, Michele ci svela che quando ci parlava di “vivere le proprie passioni” si riferiva anche al fatto che da poco si è ri-iscritto all’Università, a Scienze Ambientali. “La mia idea di agricoltura è quella di sfruttare il meno possibile l’ambiente, gli animali e l’uomo, e solo studiando riuscirò a concretizzare questo pensiero, per poi trasferirne il messaggio agli altri attraverso i prodotti che coltivo”.
Un’azione meritevole, un piccolo passo da cui cominciare per cercare di combattere, come comunità, la distruzione dell’ecosistema come lo abbiamo sempre conosciuto. A tal proposito ricordiamo di come, in questa zona, un tempo grandinava raramente e invece adesso questi fenomeni sono aumentati parecchio. Come dimenticare le gelate tardive di maggio dopo aver avuto un marzo e aprile caldo? Gli estremi sono molto pericolosi per la natura ed è difficile programmare e adattarsi.

“Il cambiamento climatico è la panacea di tutti i mali. I disastri ambientali stanno causando guerre per l’accesso ai beni primari e migrazioni climatiche, mentre in occidente c’è qualcuno che fomenta i nostri “poveracci” convincendoli che bisogna avere paura degli altri “poveracci” che scappano da conflitti e desertificazione. E tutto questo lo abbiamo creato noi.”
È per questo che la vera sfida che dovremo affrontare in questo secolo è proprio il cambiamento climatico. Michele è fiducioso verso l’azione dei giovani che vede molto partecipativi durante le manifestazioni di Friday For Future rispetto alla (de)generazione degli anni ‘80 e ‘90 che ha ci ha guidato a dove siamo ora: davanti a un baratro. Su questo siamo concordi: l’impegno personale per uno stile di vita quotidiano più etico e sostenibile, dovrebbe essere supportato dall’alto, da una serie di politiche nazionali e globali che trainino una rivoluzione che ponga al centro l’ambiente.
Le sue idee politiche sono ben chiare: “Il modello tecnologico sta peggiorando la situazione ma non puoi farne a meno. Se un sistema tecnologico ti porta a risparmiare tempo è una cosa positiva, il problema è che il plusvalore generato dal progresso tecnologico va nelle mani di poche e ricche persone. Se serve meno tempo per fare le cose vuol dire che serve meno tempo per lavorare e quindi devi dare un reddito incondizionato di base e garantire i diritti primari come acqua, un tetto dove dormire e oggi come oggi anche la rete ad internet.” Si sfoga Michele “Bisogna re-distribuire il plusvalore. Magari riuscissimo a vivere in un mondo dove la tecnologia ci permettesse di poter avere più tempo per andare a camminare nei boschi o sviluppare i nostri interessi.
Ma la scuola di oggi si è impoverita, e il basso livello culturale ha creato apatia totale nella popolazione causando completa sfiducia nei confronti del cambiamento.”

Ritornando verso la cascina scopriamo un’altra peculiarità del carattere di Michele. Ci racconta infatti che non gli piace farsi pubblicità in modo tradizionale, con marketing e social networks. “Le migliori vendite le ho fatte al bar, incontrando persone anche casualmente o conoscendo amici di amici”. In questo mondo che va così veloce e in cui spesso conta solo l’apparire, il passaparola non tramonta mai e resta il miglior canale per farsi conoscere.
In questo modo è riuscito a diversificare molto la sua rete di vendita: lavora con agriturismi e ristoranti, partecipa ai mercati (il venerdì a Monticelli il venerdì e sabato a Langhirano), rifornisce alcuni GAS, consegna a domicilio a privati e, non per ultimo, si appoggia ad Oltrefood, di cui è fornitore dal primo giorno di apertura. Questa varietà si è rivelata vincente, soprattutto nei momenti di crisi: ad esempio nei mesi del primo lockdown, quando molti agricoltori che si appoggiavano a una rete di vendita più tradizionale si sono trovati in grande difficoltà.
Prima di andare ci stendiamo all’ombra di un piccolo frutteto e, continuando a chiacchierare, Michele ci sorprende con una perla che ci scalda il cuore: anche lui è un amante delle due ruote e fino all’età di 16-17 anni è stato un corridore a livello giovanile agonistico. Addirittura, durante il Giro del ’99, aveva scalato il Gavia con suo padre per aspettare il passaggio del suo idolo Pantani, che però non arrivò mai: “non c’erano ancora i telefonini e nessuno di noi sapeva che al mattino Marco era stato fermato alla partenza per quei controlli antidoping alquanto controversi…questo sicuramente è stato il momento più triste che ho vissuto in relazione al ciclismo.”

Parlare con Michele è veramente come se ci si riunisse tra vecchi amici, ma adesso deve tornare a lavoro così noi rimontiamo in sella. Lui ci saluta e ci fa una promessa: “mi avete fatto tornare la voglia di pedalare e presto vorrò percorrere la Firenze-Assisi come Gino Bartali nel ’44 quando, nella canna della sua bicicletta, trasportava di nascosto documenti d’identità falsi per liberare ebrei”.
Con i nostri tour in bici abbiamo incontrato molte persone diverse tra loro ma con un tratto che le unisce: provare, tramite il loro lavoro quotidiano, a cambiare la direzione che ha intrapreso il nostro mondo. Un cambiamento dal basso, lento come il viaggio in bici che ha contraddistinto questa rubrica ma che può portare a un modello di sviluppo completamente diverso da quello che stiamo vivendo oggi giorno. Anche per questo motivo crediamo molto in Oltrefood, la prima food coop di Parma.
Ringraziamo Mauro Carbonaro per le foto e Marta Razzetti per l’editing di ogni articolo.
Se gli scatti vi sono piaciuti, seguite il lavoro di Mauro sul suo sito maurocarbonaro.myportfolio.com oppure FB e IG.










