Ieri è stata la nostra giornata di riposo, che ci ha permesso di recuperare le energie e di eliminare le tossine accumulate con i primi 500 chilometri di pedalate.
Abbiamo rallentato il movimento, è vero, ma questo non ha significato un abbassamento del livello di qualità enogastronomica, anzi: abbiamo scoperto e apprezzato i sapori degli Abruzzi e del Molise.
Con Chiara e Giovanni, gli amici che ci hanno ospitati a Chieti, abbiamo visitato la città e siamo andati a pranzo al ristorante Da Margherita a Città di Sant’Angelo, in provincia di Pescara, un posto che senza la guida (e il passaggio) dei nostri amici non avremmo potuto raggiungere.
Il ristorante Da Margherita è un luogo dove ogni giorno vanno a mangiare i lavoratori in pausa pranzo, e questo è già un indizio di qualità e abbondanza. Qui abbiamo assaggiato un’ottima pasta alla mugnaia, pasta di semola sfilacciata, molto lunga e spessa, condita con sugo di carne di maiale e agnello, e la “pecorara”, pasta fresca a forma di tarallo condita con pomodoro e ricotta di pecora. Già dal nome dei piatti si capisce che la cucina è legata alla tradizione pastorizia, cosa che ci viene confermata dal secondo, i tradizionali arrosticini di pecora, che assaggiamo di due tipi diversi: uno con carne di pecora e l’altro con fegato di pecora e cipolla. Gli arrosticini si servono a mazzo, nell’alluminio per preservarne il calore e si gustano prendendo uno stecco alla volta e assaporandone la croccantezza, ottenuta con una lenta cottura sulla brace.
Dopo pranzo siamo andati verso Pescara con le nostre biciclette e abbiamo preso il treno per Termoli (Cb), dove abbiamo raggiunto l’affittacamere MSCamere della signora Mariacarmela Scutti, forse uno degli incontri più belli di questo viaggio.
Arrivati a Termoli abbiamo conosciuto Mariacarmela e, quando le abbiamo raccontato del nostro progetto di scoprire l’enogastronomia dei territori che attraversiamo in bicicletta, ci ha letteralmente presi sottobraccio e portati al ristorante del fratello, La Quercia 1989, dove ci siamo innamorati della cucina molisana.
Qui abbiamo degustato la “pampanella”, un piatto a base di carne di maiale al peperoncino e accompagnata con peperone dolce e piccante, cotta per almeno tre ore coperta con carta-pane e bagnata, a metà cottura, con aceto di vino. Si tratta di una cottura pensata per esaltare la carne degli animali che venivano macellati alla fine della loro vita, quindi carni naturalmente poco gustose che però, in questo modo, riuscivano a diventare saporite e morbide: è l’emblema della cultura contadina, dell’abilità di recuperare e trovare il modo per apprezzare al meglio ciò che si ha.
Abbiamo poi assaggiato la “ventricina”, un salume realizzato con carne della testa di maiale tagliata a tocchi spessi conservati nella vescica e lasciati stagionare con peperoncino e fior di finocchio. Abbiamo degustato tutto questo accompagnando le portate con una Tintilia DOC, vitigno autoctono molisano, un antico vino recuperato recentemente – si racconta che nel castello di Gambatesa ci sia addirittura un affresco del 1550 in cui è raffigurata l’uva di questo vitigno.
Come primo piatto abbiamo mangiato dei “cavatelli” preparati quasi sul momento dalla mamma di Mariacarmela, conditi con pomodoro e carne di maiale, eccezionali, e mentre cenavamo abbiamo ascoltato le tradizioni molisane in ambito enogastronomico, che vedono protagonisti, oltre ai sapori che stavamo gustando, olio, funghi e formaggi, che un tempo venivano conservati sott’olio per essere trasportati dai pastori che si spostavano per le transumanze.
Questa con Mariacarmela – che ci ha anche detto di aver letto qualche giorno prima la notizia del nostro viaggio e questa per noi è stata una grandissima soddisfazione – è stata una delle serate più belle che ci porteremo a casa da questo viaggio. Abbiamo cenato con lei e con un ragazzo milanese che soggiornava come noi presso il suo affittacamere e, pur non conoscendoci che da poche ore, abbiamo avuto la sensazione di essere amici da una vita. Mariacarmela in questo mi ha ricordato la protagonista de Il pranzo di Babette: entusiasta, innamorata dei sapori e della condivisione.
Chiudiamo così la nostra giornata di riposo, pronti e carichi per ripartire.






